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CONOSCERSI PER ALLENARSI MEGLIO
Quando il tuo allenatore spiega un movimento d’attacco o di difesa, un esercizio tecnico o tattico, quando propone una soluzione, se non ti sembra chiaro quello che dice, devi sempre chiedere ulteriori spiegazioni senza preoccuparti di fare la figura del giocatore meno bravo. Molte volte gli allenatori(di qualsiasi categoria o livello) danno per scontato che tutto quello che dicono viene inteso dagli altri nel modo corretto, ma non è così purtroppo. Questo permette a te di comprendere meglio ed all’allenatore di mettere in discussione il suo modo di comunicare spesso frutto di un “metalinguaggio” non del tutto chiaro.
Per memorizzare un movimento individuale devi provare ad immaginare il movimento stesso come in un film, immaginare un altro giocatore che lo mette in atto, vedere te stesso che lo fai e provare a sentire le sensazioni che i muscoli ti mandano mentre nella tua mente lo svolgi. Alcune persone preferiscono immaginare altri o se stesso nell’atto di fare il movimento, altri sentono più le sensazioni interne al proprio corpo. Molti addetti ai lavori ritengono che gli atleti allenati che praticano da più anni uno sport arrivano più facilmente a sentire il proprio corpo che si muove e “ come “, riuscendo anche a correggere, relativamente presto, eventuali errori. Questo è frutto di qualità personali ma anche di allenamento non inteso come mera ripetizione di gesti, ma come miglioramento della conoscenza del proprio corpo, del proprio modo di apprendere, conoscenza delle tecniche utilizzabili per facilitare tale compito. Nel basket ed in molti altri sport gli allenatori spiegano un esercizio, durante l’allenamento settimanale, servendosi della voce e di esempi sul campo di gioco, dando per scontato che tutti i giocatori recepiscano allo stesso modo sia le spiegazioni verbali che la prova del movimento. Questo non è possibile ed allora un giocatore che vuole migliorare le sue capacità di apprendimento e le sue prestazioni, deve dopo aver riconosciuto le sue caratteristiche, imparare ad allenare le naturali doti e quelle a lui meno consone. Un esempio apparentemente banale per i giocatori di basket:
“ Se il tuo allenatore spiega un movimento d’attacco, ed a te riesce facile immaginarti mentre fai il movimento, prima ripeti e memorizza al meglio il movimento, poi prova a sentire mentre esegui l’esercizio le sensazioni e sforzati, nel tuo momento di pausa, di non perdere le sensazioni che il corpo ti ha dato, in modo da risentirle più chiare quando riprovi il movimento. Sforzati poi di unire le sensazioni interne a te con la visione del gesto o della sequenza di gesti, anche in momenti lontani dall’allenamento( mentre riposi in poltrona a casa, prima di addormentarti o meglio in un momento dedicato all’allenamento mentale). Se ti riesce difficile immaginare il movimento ma ti basi nella comprensione più sulle sensazioni che ti dà il corpo mentre esegui l’esercizio, osserva con la massima attenzione i compagni che eseguono il movimento cercando di memorizzare globalmente l’azione o la serie di azioni, provando a mettere insieme, dopo aver eseguito il movimento e ascoltato il tuo corpo, le sensazioni interne con la sequenza visiva. Se il movimento da apprendere è una sequenza tattica di movimenti di squadra e fai fatica a ricordare l’immagine fotografica o la sequenza di scene, prova anche a casa a disegnarli su carta o meglio sulla lavagna da allenatore soprattutto se conosci la simbologia adottata in generale dai coaches nel basket ed in particolare dal tuo istruttore(purtroppo molti allenatori usano questo sussidio solo durante le partite pretendendo che gli atleti leggano e capiscano senza essere allenati a farlo!).” (GIDAR) |
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Laboratorio di psicologia cognitiva Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Dipartimento di Psicologia - Corso di Laurea in Psicologia :"TRAINING PER L'USO DELLE IMMAGINI MENTALI " di Barbara Colombo Effetti di un training immaginativo e dell'assenza di visibilità nel mandare in buca palline da golf Numerosi studi sono stati condotti sull'importanza di riferimenti visivi o cinetici per l'efficacia nell'esecuzione di compiti motori assimilabili a corti lanci, come quelli richiesti nel gioco del golf (Bower, 1968; Cockerill, 1980). In particolare Proteau (1992) ha analizzato la letteratura che esamina il rapporto tra visione e movimento e gli effetti che questi fattori hanno sul controllo del movimento stesso, concludendo che informazioni visive permettevano un netto miglioramento nella prestazione, rispetto al solo feedback cinetico. Alla Penn State Univerity è stato messo a punto un training (Meacci e Pastore, 1992; Meacci e Price, 1985) che combinava tecniche di rilassamento e strategie visive alla pratica fisica in modo da integrare le informazioni sensoriali e facilitare l'apprendimento e il mantenimento di un'abilità motoria consistente nel breve lancio di una pallina. Il training è stato studiato in modo da prevedere una condizione sperimentale in cui ai soggetti era impedita la visione, condizione che sembrava facilitare l'apprendimento del compito. Nella presente ricerca Meacci e Pastore (1995) si sono proposti di esaminare gli effetti di un training immaginativo associato all'assenza di visibilità sulla precisione nel mandare in buca una pallina da golf. È stato ipotizzato che l'uso di opportune strategie cognitive che prevedessero l'utilizzo di immagini mentali avrebbe migliorato nettamente l'acquisizione e soprattutto il mantenimento dell'abilità motoria richiesta dal compito proposto. Infatti, sebbene la precedente ricerca (Meacci e Pastore 1992) avesse presentato risultati contraddittori per quanto riguarda i vantaggi dati dal lanciare le palline senza vedere, gli aspetti di mantenimento causati dall'esecuzione di compiti motori in tali condizioni non sono stati esaminati. Come soggetti sono stati impiegati 80 studenti universitari di età compresa tra i 17 e i 23 anni. Tutti i soggetti erano iscritti a corsi base di educazione fisica che prevedevano anche lezioni di golf per principianti. I partecipanti sono stati casualmente assegnati a una delle quattro condizioni previste dall'esperimento: training immaginativo associato ad una condizione di piena visibilità, training immaginativo associato alla mancanza di visibilità, piena visibilità senza nessun tipo di training e gruppo di controllo. La ricerca si è protratta per 15 settimane, 10 delle quali sono state dedicate all'apprendimento e 5 al mantenimento delle abilità acquisite. La fase di apprendimento per i soggetti assegnati a una delle tre condizioni sperimentali è stata articolata in 3 sedute settimanali per un totale di 30 sedute (25 di pratica e 5 di test): la parte pratica consisteva in 25 tentativi da parte del soggetto di mandare in buca la pallina da golf e il livello di apprendimento è stato misurato sulla base di un confronto tra test di abilità, grazie ai dati raccolti durante 5 apposite sessioni distribuite nell'arco delle 10 settimane. Le rimanti 25 sessioni sono state utilizzate dai soggetti per consolidare l'apprendimento delle strategie proprie di ciascun gruppo sperimentale. I soggetti del gruppo di controllo sono stati testai ma non hanno partecipato a nessun tipo di sessione pratica aggiuntiva. Il gruppo con training immaginativo associato ad una condizione di piena visibilità e quello con training immaginativo associato alla mancanza di visibilità sono stati sottoposti ad un training immaginativo unito a tecniche di rilassamento mirante alla buona riuscita nell'esecuzione pratica di compiti fisici (Meacci e Price, 1985). Inoltre a questi due gruppi è stato concesso un intervallo di tempo adeguato per apprendere le strategie immaginative proposte dal training. Naturalmente i soggetti assegnati al gruppo che non prevedeva la mancanza di visibilità in aggiunta al training aprivano gli occhi prima di lanciare la pallina mentre i soggetti assegnati al secondo gruppo sperimentale (training con mancanza di visibilità) li tenevano chiusi fintanto che la pallina non si fermava, sforzandosi di ottenere dei feedback a carattere non visivo ma cinetico durante la fase di lancio. È stato inoltre richiesto a questi soggetti di non lanciare se la loro concentrazione era disturbata da stati d'ansia o da tensione o da pensieri estranei al compito. Tutti i soggetti inseriti in questi due gruppi sperimentali hanno riportato nelle interviste condotte dopo le sessioni di test che dopo circa sei sedute di training la loro familiarità nell'uso delle strategie immaginative era notevolmente aumentata. Dall'analisi dei risultati della presente ricerca emerge chiaramente che la pratica fisica combinata con l'addestramento all'uso di immagini mentali porta benefici maggiori di quelli dati dalla sola pratica fisica, mentre la presenza o l'assenza di un riferimento visivo durante lo svolgimento del compito sembra ininfluente. Mentre, quindi, risulta chiaramente possibile ed efficace l'insegnamento di strategie immaginative con feedback visivo o non semplicemente cinetico che portino ad un miglioramento nell'esecuzione di compiti motori assimilabili al lancio di una pallina da golf, il mantenimento di tali abilità sembrerebbe strettamente legato a fattori individuali: secondo gli autori ciascun soggetto dovrebbe essere lasciato libero di scegliere il metodo che sente più congeniale al proprio stile cognitivo. |